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PRATICA SISMICA LOMBARDIA

Posted on April 22, 2018 at 4:30 PM Comments comments (2)
PRATICA DI DEPOSITO E AUTORIZZAZIONE SISMICA REGIONE LOMBARDIA

Com’è noto, a partire dal 10 aprile 2016 sono entrate in vigore le nuove regole per la presentazione delle pratiche sismichenei comuni della Lombardia.
La Legge Regionale 12 ottobre 2015, n. 33 (“Disposizioni in materia di opere o di costruzioni e relativa vigilanza in zone sismiche”) e la D.G.R. 30 marzo 2016, n. X/5001 (“Approvazione delle linee di indirizzo e coordinamento per l’esercizio delle funzioni trasferite ai comuni in materia sismica”) hanno definito le nuove procedure di autorizzazione e di deposito per tutte le zone.
Anche l’aggiornamento della classificazione sismica dei comuni lombardi (D.G.R. 11 luglio 2014, n. X/2129) è entrato in vigore definitivamente a partire dallo scorso 10 aprile.

Il deposito e l’autorizzazione
Le procedure di deposito (in zone 3 e 4) o di istanza di autorizzazione (in zona 2) possono avvenire in forma cartacea, per i dodici mesi successivi alla data di effettiva operatività del sistema informativo integrato, e cioè fino al 4 maggio 2017.
Le pratiche sismiche nei comuni situati nelle zone 3 e 4 sono presentate mediante il modulo 2 (“Comunicazione di deposito sismico”); con l’attestazione di avvenuto deposito è possibile iniziare i lavori. Invece, nei comuni in zona 2 i lavori strutturali non possono essere iniziati senza l’autorizzazione sismica, rilasciata dall’autorità competente comunale o attraverso le forme associative fra comuni; l’istanza si presenta mediante il modulo 1.
L’autorizzazione sismica (o il diniego motivato) deve essere rilasciata entro 60 giorni. Il termine dei 60 giorni può essere “sospeso” o “interrotto” con le modalità previste all’art. 6 della L.R. n. 1/2012: principalmente, nel caso delle pratiche sismiche, i termini si interrompono una sola volta per comunicazione di istanza irregolare o incompleta e assegnazione di un termine di 10 giorni dal ricevimento della comunicazione, per provvedere alla regolarizzazione; i 60 giorni “iniziano nuovamente a decorrere” (cioè ripartono dall’inizio) dall’avvenuta regolarizzazione.



L’ufficio che riceve la documentazione deve rilasciare l’attestato di avvenuto deposito (tipicamente ciò avviene con la restituzione di una copia timbrata dall’ufficio comunale su ogni fascicolo) dopo aver controllato i requisiti di “completezza“, “coerenza” e “regolarità” della documentazione presentata.
Con la presentazione in formato cartaceo, il controllo avviene a cura del funzionario che riceve la pratica, mentre con la procedura telematica avviene automaticamente. Il modulo di deposito o l’istanza di autorizzazione devono recare in calce la firma del committente.
La marca da bollo sulla pratica sismica
Se la documentazione viene presentata in forma cartacea, la soluzione giusta è quella di incollare la marca da bollo da 16,00 € direttamente sull’istanza, e non quella di compilare la dichiarazione di annullamento della marca (procedura quest’ultima da riservare ai casi di comunicazioni telematiche).
La validità anche ai sensi dell’art. 65 del D.P.R. n. 380/2011
Com’è noto, la necessità della presentazione di una pratica strutturale può derivare da due diversi dispositivi di legge (L. n. 1086/1971 e L. n. 64/1974) poi confluiti nel D.P.R. n. 380/2001: all’art. 65 è prescritto che l’impresa esecutrice deve procedere al deposito del progetto strutturale per opere in c.a., c.a.p. e a struttura metallica; all’art. 93 è prescritto che il committenteproceda al deposito del progetto delle strutture per qualsiasi intervento strutturale in zona sismica.

A partire dall’ottobre del 2005, a seguito dell’entrata in vigore della classificazione sismica allegata all’Ord. n. 3274/2003, tutti i comuni della Lombardia (e d’Italia) sono stati classificati sismici. Dal punto di vista giuridico non è purtroppo possibile unificare i due obblighi, se non modificando le disposizioni nazionali; la legge della Lombardia (emanata ai sensi della L. n. 64/1974 per le costruzioni in zona sismica) ha però fortunatamente previsto la possibilità che il sottoinsieme delle costruzioni con presenza di strutture in c.a., c.a.p. o metalliche, sia ricompreso nella presentazione della pratica sismica, attivando un’opzione (una casella) esplicitamente inclusa nella nuova procedura (“La presente istanza/comunicazione ha valore anche ai sensi dell’art. 65 del D.P.R. n. 380/2001”).
A differenza di quanto possa sembrare, la doppia validità non è cosa da poco, perché sottintende precisi obblighi e responsabilità, anche penali, delle figure in gioco.
Da notare che, nel caso in cui la pratica sia da intendersi valida anche ai sensi dell’art. 65, la documentazione cartacea deve essere presentata in triplice copia; viceversa è sufficiente la duplice copia.
L’ambito di applicazione dell’art. 80, D.P.R. n. 380/2001
Non barrare la casella relativa all’ambito di applicazione dell’art. 80 del DPR 380/2001, a meno che l’intervento non riguardi “esclusivamente” opere strutturali destinate al superamento di barriere architettoniche. Tali opere, infatti, seguono un percorso privilegiato, non necessitando dell’autorizzazione sismica prescritta in zona 2.
La firma e il timbro dell’impresa esecutrice
La modalità di consegna in formato cartaceo non prevede in modo esplicito lo spazio per apporre il timbro e la firma a cura del responsabile dell’impresa esecutrice.
Comunque, l’individuazione dell’appaltatore (e la presenza del timbro e della firma) è teoricamente obbligatoria in tutti i casi, sia di opere da costruire ai sensi dell’art. 65 (strutture in c.a., c.a.p. e metalliche), sia per gli interventi di cui all’art. 93 (tutti gli interventi strutturali in zona sismica).
Il consiglio, quindi, è quello di presentare la pratica sismica già completa dell’indicazione (con timbro e firma) dell’esecutore dei lavori.
In tutti quei casi in cui non sia possibile individuare per tempo l’appaltatore, la D.G.R. X/5001 lascia spazio ad una nomina successiva all’autorizzazione sismica: l’allegato F, infatti, prevede che: “Dal momento del rilascio dell’autorizzazione possono essere iniziati i lavori, fatti salvi gli adempimenti relativi alle nomine del costruttore e del collaudatore”. In tal caso, quindi, l’autorità competente comunale potrebbe rilasciare l’autorizzazione sismica con la prescrizione che comunque i lavori non possono essere iniziati, fino a integrazione della pratica sismica stessa.
Per quanto riguarda l’indicazione del costruttore, si rileva comunque che la norma regionale è in contrasto con quella nazionale (il D.P.R. n. 380/2001 prevede l’individuazione del costruttore all’atto del deposito – art. 93). E, se si vuole che la pratica di deposito sia corretta anche ai sensi dell’art. 65 (per opere in c.a., c.a.p. e a struttura metallica), almeno la nomina del collaudatore dovrebbe essere contestuale all’atto del deposito.
Preferibilmente, quindi, i casi di individuazione successiva del collaudatore e dell’esecutore, pur ammissibili, dovrebbero essere riservati alla categoria dei lavori pubblici.
Il collaudo statico
Le nuove procedure della regione Lombardia prevedono (L. n. 33/2015, art. 9) che il collaudo sia da eseguirsi per tutti i lavori assoggettati alla presentazione della pratica sismica, e cioè quelli indicati all’art. 5.
La scelta della Regione, in tal caso, sembrerebbe “più restrittiva” rispetto a norme di rango superiore.
Si ricorda, infatti, che l’obbligatorietà del collaudo statico a livello nazionale proviene dall’unione dei seguenti insiemi: dagli artt. 65 e 67 del D.P.R. n. 380/2001 per quanto riguarda gli interventi con opere in c.a., c.a.p. o a struttura metallica, che possano interessare la pubblica incolumità; dalle NTC 2008, che assoggetta a collaudo statico tutti gli interventi strutturali sulle parti di opera che svolgono funzione portante (indipendentemente dal materiale con cui sono realizzate) ad esclusione dei soli “interventi locali” (a livello nazionale, gli “interventi locali” sono pertanto esclusi dal collaudo quando non anche soggetti all’art. 65 per la realizzazione di opere in c.a., c.a.p. o a struttura metallica).
La norma regionale, invece, fa ricadere nell’obbligo di collaudo statico anche quegli interventi che non sono inclusi nell’unione dei due insiemi citati, e cioè assoggetta a collaudo anche quegli “interventi locali” riguardanti opere non rientranti nell’art. 65: in realtà, la Regione ha esteso l’obbligo di collaudo a tutti gli interventi perché il certificato di collaudo statico “tiene luogo” al “certificato di rispondenza” previsto all’art. 62 del D.P.R. n. 380/2001.
Trattasi quindi di una scelta mirata della Regione che, avendo delegato tutte le funzioni ai comuni, doveva far ricadere la verifica di “rispondenza” sull’unica figura che ha il controllo delle fasi di progetto e di realizzazione delle costruzioni, e cioè sul collaudatore.
La legge regionale ha anche introdotto una nuova restrizione: il collaudatore, oltre che non aver partecipato in alcun modo alla progettazione, direzione o esecuzione dell’opera, non deve essere “collegato in modo diretto o indiretto al costruttore”. Tale affermazione dovrebbe essere indicata nel documento di accettazione dell’incarico di collaudo.



La relazione geologica e la relazione geotecnica
La relazione geologica è sempre obbligatoria nel caso in cui gli interventi riguardino opere di cui punto 6.1.1 delle NTC 2008 (e cioè delle opere di fondazione, delle opere di sostegno, delle opere in sotterraneo, delle opere e manufatti di materiali sciolti naturali, dei fronti di scavo, del miglioramento e rinforzo dei terreni e degli ammassi rocciosi, del consolidamento dei terreni interessanti opere esistenti, nonché la valutazione della sicurezza dei pendii e la fattibilità di opere che hanno riflessi su grandi aree) e/o nel caso in cui gli interventi abbiano “influenza” sulle opere di fondazione della struttura interessata dall’intervento.
(Per individuare quegli interventi per i quali sarebbe possibile non presentare la relazione geologica, nella modulistica il legislatore regionale avrebbe dovuto usare i termini “influenza significativa” sulle fondazioni, e non soltanto “influenza”).
Anche la relazione geotecnica, a rigore, è sempre obbligatoria nei casi sopra indicati; tuttavia le norme ministeriali (NTC 2008) consentono, nel caso di costruzioni o di interventi di modesta rilevanza, che ricadono in zone ben conosciute dal punto di vista geotecnico, di includere nella relazione geotecnica soltanto la rappresentazione dell’esperienza e delle conoscenze del progettista incaricato.
In generale, pertanto, devono essere sempre compilati il modulo 9 (sottoscritto dal geologo e comprensivo delle tabelle degli approfondimenti) e il modulo 10 (sottoscritto dall’estensore della relazione geotecnica, che può essere il geologo stesso, oppure il progettista delle fondazioni); in mancanza di tali moduli, è obbligatoria la compilazione del modulo 11 (dichiarazione del progettista strutturale relativa ad opere e sistemi geotecnici, per escludere le evenienze sopra indicate).

La relazione illustrativa e scheda sintetica dell’intervento
Il modulo 12 (“Relazione illustrativa e scheda sintetica dell’intervento”) è sempre obbligatorio, e dovrebbe essere compilato in tanti esemplari quanti sono i diversi organismi strutturali facenti parte del progetto. Questo modulo nasce con lo scopo di costringere il progettista a non dimenticare di riportare informazioni importanti sulle procedure da lui seguite nel calcolo e di uniformare la metodologia di esame dei progetti da parte di chi deve rilasciare l’autorizzazione sismica nelle zone 2, oppure da parte di chi deve eseguire i controlli a campione sulla progettazione nelle zone 3 e 4.
La parte relativa ai materiali va compilata, non tanto per il controllo, quanto perché nel caso di validità del deposito ai sensi dell’art. 65 del D.P.R. n. 380/2001, tale parte costituisce la relazione illustrativa ivi prescritta. Per lo stesso motivo, tale modulo richiede la sottoscrizione anche del direttore dei lavori strutturali.
È importante, in questo modulo, giustificare correttamente il fattore di struttura assunto nel calcolo, con precisi riferimenti al fattore di struttura massimo previsto dalle NTC.
Altrettanto importante la definizione del comportamento degli impalcati: se si dichiara un comportamento “infinitamente rigido”, sugli elaborati grafici tale rigidezza deve essere riscontrata.
Il punto più importante del modulo 12 è l’ultimo, che va compilato con attenzione nel caso di utilizzo di strumenti software: “11. Giudizio motivato di accettabilità dei risultati”: nello spazio che si trova in fondo è necessario indicare il confronto dei risultati ottenuti dal software con quelli ottenuti da semplici calcoli, anche di larga massima, eseguiti a mano.
Si intende pertanto che nello spazio indicato si debbano inserire tali controlli svolti, e non soltanto citarli o rimandare a generiche verifiche effettuate.
Questa sezione non ha a che vedere con “l’affidabilità dei codici di calcolo” e nemmeno con le loro validazioni, ma si riferisce a calcoli manuali che confermano ad esempio l’assenza nel modello di errori grossolani nell’input (sui carichi, sui vincoli, sull’azione sismica, ecc.) e la compatibilità dei risultati ottenuti con l’intervento proposto.
In sostanza, sarebbe opportuno riportare in questo spazio, o comunque in coda al modulo 12, i calcoli di pre-dimensionamento strutturale eseguiti prima di modellare la struttura e il loro confronto con i risultati ottenuti viceversa dal software; inoltre, nel caso di analisi sismiche su modelli tridimensionali, sarebbe opportuno riportare in questo spazio i valori del tagliante sismico valutati ad esempio con un’analisi statica lineare equivalente di larga massima, o altri parametri ritenuti significativi.
Il contenuto minimo dell’istanza e del deposito
La D.G.R. 30 marzo 2016, n. X/5001 stabilisce (allegato E) il contenuto minimo della documentazione da presentare; documentazione che è la stessa per i procedimenti di istanza di autorizzazione nei comuni in zona 2 e di semplice deposito in zona 3 e 4.
Il contenuto minimo viene controllato all’atto del deposito: senza elencare tutti i documenti necessari, si segnalano gli errori più comuni:
– il modulo 4 non va presentato, perché si tratta di una dichiarazione studiata per il caso di costruzioni in corso, ai sensi dell’art. 104, D.P.R. n. 380/2001;
– il modulo 5 non va presentato, perché è riservato al caso di presentazione attraverso procedura telematica;
– la dichiarazione “che i lavori non sono iniziati” a cura del committente e “asseverata” anche dal direttore dei lavori delle strutture, è un modulo non presente nella DGR, e pertanto va compilato manualmente;
– anche la dichiarazione di “conformità dello stato dei luoghi a quello rappresentato nel progetto” è un modulo non presente nella DGR, e pertanto va compilato manualmente e sottoscritto (sembrerebbe) dal progettista;
– la documentazione fotografica, riservata (sembrerebbe) ai casi di intervento sul patrimonio esistente;
– il modulo con nomina ed accettazione del collaudatore non è presente e deve essere predisposto secondo il modo usuale, con la cura di inserire anche la frase per cui il collaudatore non è “collegato in modo diretto o indiretto al costruttore”;
– l’insieme di ben quattro documenti riguardanti il calcolo strutturale sorprende il progettista: la relazione di calcolo, il fascicolo dei calcoli (che potrebbe corrispondere al tabulato dei risultati del software), la relazione sulle opere di fondazione, la relazione sui materiali impiegati; tale insieme di documenti proviene dall’unione della documentazione che il D.P.R. n. 380/2001 prevede per le pratiche di cui all’art. 65 e per quelle di cui all’art. 93. Nella modalità di presentazione cartacea, dovrebbe sempre essere possibile “accorpare” questi quattro documenti all’interno di un unico documento, che indichi in copertina la loro presenza;
– il modulo 8 va presentato sempre e soltanto in presenza di interventi di soprelevazione;
– nel caso in cui non si presentino i moduli 9 e 10, (per geologica e geotecnica) deve necessariamente essere presentato il modulo 11 (condizioni di esonero).
I controlli di merito dei progetti
I controlli dei progetti ai fini del rilascio dell’autorizzazione in zona 2, i controlli sistematici o a campione (vedi più oltre), nonché i controlli ai fini del rilascio delle certificazioni per le soprelevazioni in zona 3, avvengono verificando sia la completezza della documentazione presentata, ma anche il livello di adeguatezza degli approfondimenti e delle verifiche condotte (rispetto alle norme tecniche vigenti) e la congruità delle ipotesi e delle assunzioni progettuali.
Si tratta pertanto di un vero e proprio controllo di merito, in relazione alla capacità delle opere di sopportare le azioni sismiche, secondo le modalità previste dalle norme vigenti. Il controllo è molto simile a quello eseguito sul progetto dal collaudatore in corso d’opera, e non consiste nel “rifare” i calcoli, ma nell’osservare l’impostazione e l’adeguatezza del progetto rispetto all’intervento da realizzare.
Si segnala, comunque, che l’esame del progetto ai fini del rilascio dell’autorizzazione sismica in zona 2 o dell’esito del controllo a campione in zona 3, si riferisce ai soli aspetti riguardanti il comportamento della costruzione nel caso di evento sismico. Quindi, gli aspetti progettuali che incidono soltanto marginalmente nella condizione sismica non dovrebbero condizionare il parere tecnico ai fini del rilascio dell’autorizzazione o l’esito del controllo a campione.
Inoltre, a fronte di un progetto ben fatto, dovrebbe essere sempre consentito di “integrare” gli esecutivi dei solai anche in un tempo successivo alla prima presentazione del progetto, se sugli elaborati progettuali inizialmente depositati sono individuabili almeno le geometrie, i pesi e i sovraccarichi adottati, l’armatura del diaframma rigido e i collegamenti dell’impalcato alle strutture verticali sismo-resistenti.
Infine, l’esame del progetto non dovrebbe concentrarsi su dettagli costruttivi che non siano determinanti ai fini della sicurezza “convenzionale” complessiva (ad esempio, non dovrebbero essere chieste integrazioni se manca la verifica di una saldatura o il calcolo di una scala).
In ogni caso, viceversa, il progetto dovrebbe essere “completo” di tutti i suoi livelli (dalle fondazioni alla copertura, nel caso di edifici) e di tutte le sue parti (fondazioni ed elevazione), anche nel caso di costruzioni con componenti prefabbricate: non sarebbe possibile, infatti, emettere un parere su un progetto che rappresenta soltanto le fondazioni, anche se nella documentazione è presente l’analisi dei carichi al piede trasmessi a terra dalla parte soprastante.
Il collegamento fra la pratica sismica e la pratica edilizia
Sembra che la norma regionale sia nata con l’intento di creare una corrispondenza biunivoca fra la pratica edilizia e la pratica sismica. Niente di più complicato. Si pensi ad interventi edilizi eseguiti in tempi successivi (prima eseguo i lavori di rifacimento della copertura e poi procedo con la ristrutturazione dell’abitazione sottostante o con la realizzazione di un’autorimessa esterna) oppure a organismi strutturali il cui progetto è corretto soltanto se unitario (due diversi corpi edilizi, che però hanno un comportamento sismico d’insieme).
Nella modulistica (cartacea) allegata alla D.G.R. 30 marzo 2016 – n. X/5001, nei casi di una richiesta di deposito o autorizzazione sismica sembra necessario indicare con precisione il riferimento alla pratica edilizia corrispondente; anche l’insieme delle dichiarazioni contenute nel modulo 6 (congruità del progetto strutturale con quello della pratica edilizia) e nel modulo 7(conformità del progetto architettonico alle prescrizioni urbanistiche, ma anche alle norme tecniche) sembra presupporre che il progetto strutturale debba comprendere tutte quelle parti del progetto architettonico che contengono aspetti strutturali.
Ad esempio, nel caso di un intervento che preveda la ristrutturazione sul corpo principale dell’abitazione con creazione di aperture nei muri portanti o rifacimento della copertura, e la formazione di una nuova autorimessa esterna alla sagoma, non sarebbe teoricamente possibile, nella forma attuale della modulistica, presentare un progetto delle strutture riguardante ad esempio soltanto la nuova autorimessa.
Si segnala, tuttavia, che la procedura telematica è in evoluzione, e ad esempio nel modulo 1, sezione 2 (“Pratica edilizia di riferimento”) la casella in cui sul cartaceo è necessario indicare gli estremi precisi della pratica edilizia è stata sostituita da una generica casella “note”; segno che la tendenza dovrebbe essere quella di allentare in qualche modo il collegamento biunivoco fra la pratica delle strutture e quella edilizia.
In generale, comunque, è possibile affermare che è importante che, nel caso ad esempio di interventi sul patrimonio esistente, tutti i lavori di demolizione e costruzione (gialli e rossi) siano perfettamente corrispondenti fra il progetto architettonico e quello strutturale; inoltre, è importante che i sovraccarichi assunti nel progetto strutturale siano corrispondenti alle destinazioni d’uso previste nella pratica edilizia.
Gli interventi “minimali”
Nei casi in cui gli uffici comunali attestino la mancanza di personale qualificato e competente (interno o esterno), l’autorità competente comunale può richiedere il “parere tecnico” sugli interventi direttamente alla Regione: l’allegato G è stato scritto con l’intento di individuare categorie di interventi che per la loro ridotta complessità non possono comunque essere inviati alla regione per la richiesta di parere.
Tuttavia, il testo dell’allegato è alquanto “infelice”, a causa della presenza dell’inciso “ma comunque soggetti all’autorizzazione sismica di cui all’art. 8 della L.R. n. 33/2015, se ricadenti in zona 2 …”: il testo andrebbe corretto aggiungendo in coda a tale inciso la frase “… e se ricadenti nell’ambito di applicazione di cui all’art. 5 della L.R. n. 33/2015”.
È chiaro infatti che lo scopo dell’allegato G, dichiarato nel suo titolo, è quello di individuare interventi “al di sotto di una certa importanza”, mentre non è quello di definire le opere da assoggettare all’ambito di applicazione di cui all’art. 5(e cioè “al di sopra di una certa importanza”); ambito che infatti è rimandato dallo stesso art. 5 alla norma nazionale, perché materia di competenza statale.
È noto infatti che la regione può stabilire le differenti procedure di tipo amministrativo a cui assoggettare un intervento strutturale, ma non può definire cosa assoggettare o meno all’art. 93 del D.P.R. n. 380/2001.
Pertanto, nel caso in cui vi sia incertezza nel capire se una determinata opera sia o meno da assoggettare alle procedure di istanza o deposito sismico (ad esempio, per una recinzione o per la segnaletica stradale), il consiglio di chi scrive è quello di rifarsi direttamente all’art. 93 del D.P.R. n. 380/2001 (e agli articoli e alle definizioni ad esso collegati), e non all’allegato G.
In ogni caso, per gli interventi minimali non sono previsti “sconti” nella documentazione da presentare: anche per una tombinatura, per una piscina o per una vasca di raccolta, ad esempio, è necessario ad oggi allegare la relazione geologica. Probabilmente, nel periodo previsto dalla norma stessa per la prima sperimentazione (cioè fino al 31 dicembre 2016), tale questione sarà oggetto di chiarimenti o modifiche.
I controlli sistematici e i controlli a campione
Sia la Regione che i comuni effettuano controlli sistematici e a campione. Soltanto gli interventi autorizzati nelle zone 2 e che siano contemporaneamente anche relativi a edifici strategici (classe d’uso IV) o rilevanti (classe d’uso III), sono soggetti a controllo sistematico, a cura del Comune di appartenenza (se eseguiti da privati) o a cura della Regione (per le opere pubbliche eseguite dai Comuni).
Per tutti gli altri interventi, è previsto il controllo con sorteggio a campione, del 10% per le opere in c.a., c.a.p. e acciaio oltre i 5.000 mc., e del 5% per le altre tipologie di opere, con un minimo di 1 intervento controllato ogni sei mesi, in ciascun comune, per ciascuno dei due casi.
Per le zone 2, i controlli sono relativi soltanto all’esecuzione e si effettuano mediante sopralluoghi in cantiere e richiesta dei certificati sui materiali atti a comprovare la rispondenza dei lavori eseguiti a quelli autorizzati.
Per le zone 3 e 4, oltre al controllo di cantiere, è previsto il controllo del contenuto del progetto, per verificarne la sua rispondenza alle norme tecniche vigenti, con verifiche dello stesso tipo di quelle previste nei casi di autorizzazione.
Le soprelevazioni
Nelle zone 2, le soprelevazioni rientrano nel caso generale di interventi soggetti ad autorizzazione, con l’unica differenza che il progettista deve compilare anche il modulo 8, in cui certifica di aver effettuato la verifica di adeguamento dell’insieme e, nel caso di edifici con struttura in muratura, che l’edificio non è stato oggetto in passato di altri interventi di soprelevazione.
Nelle zone 3 e 4, l’autorità competente comunale deve rilasciare entro 60 giorni la certificazione senza la quale i lavori non possono essere iniziati. Tale certificazione può essere rilasciata dopo aver effettuato un accertamento tecnico sul contenuto del progetto strutturale presentato.
I procedimenti in corso
Nei casi in cui il deposito della pratica strutturale sia avvenuto prima del 10 aprile 2016, è possibile continuare ad applicare le vecchie regole, a meno che non si presentino (rispetto a quanto già depositato) varianti sostanziali ai sensi dell’allegato D, di cui alla D.G.R. X/5001; in tal caso, le varianti devono essere presentate con la nuova modulistica e sono soggette ad autorizzazione e/o controllo a seconda della zona sismica del comune di appartenenza.
Nonostante le intenzioni, l’allegato D è stato scritto in modo tale che la quasi totalità delle varianti sia da ricomprendere fra quelle sostanziali: si legge infatti, al punto 3, che ricadono in tale fattispecie tutte le modifiche nella “distribuzione in pianta” e/o nelle “dimensioni” degli elementi strutturali sismo-resistenti.
È bene, pertanto, che il progetto delle strutture e quello architettonico siano preparati con attenzione fin dalla prima presentazione, per non subire un ulteriore procedimento di autorizzazione o controllo durante la realizzazione dei lavori.

DETRAZIONE 65% RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA

Posted on July 5, 2013 at 6:22 PM Comments comments (4)
1. IL QUADRO NORMATIVO
L’art. 1, commi 344-349, della legge 27 dicembre 2006 n. 296 (Finanziaria 2007) ha introdotto una detrazione
d’imposta del 55% delle spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2007 per la realizzazione di interventi volti alcontenimento dei consumi energetici degli edifici esistenti.
Il DM 19 febbraio 2007 ha specificato nel dettaglio gli interventi per i quali spetta la detrazione e la procedura per
richiederla.
La Circolare 36/E del 31 maggio 2007 dell’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulla detrazione: beneficiari,
edifici interessati, interventi agevolati, adempimenti, spese detraibili, ecc.
Il DM 26 ottobre 2007 ha ampliato la definizione di tecnico abilitato al rilascio dell’asseverazione, dell’attestato di
certificazione o qualificazione energetica e della scheda informativa; ha previsto la possibilità, in caso di più interventisullo stesso immobile, di produrre un solo attestato di certificazione o qualificazione energetica e una sola schedainformativa relativa ai lavori realizzati; ha chiarito i requisiti tecnici che i pannelli solari devono avere per essereammessi all’agevolazione.Successivamente, l’art. 1, commi 20-24, della legge 24 dicembre 2007 n. 244 (
Finanziaria 2008) ha prorogatol’agevolazione fino al 31 dicembre 2010; ha corretto la tabella delle trasmittanze per le strutture opache orizzontali rendendo operativa l’agevolazione anche per gli interventi su coperture e pavimenti.
Ha, inoltre, eliminato l’obbligo diredigere l'attestato di qualificazione (o certificazione) energetica per l'installazione di finestre comprensive di infissi edi pannelli solari termici; ha esteso la detrazione del 55% alla sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernalenon a condensazione, e alla sostituzione integrale dell’impianto di climatizzazione invernale con pompe di calore adalta efficienza e con impianti geotermici a bassa entalpia.
Il DM 11 marzo 2008 ha fissato i nuovi valori limite di fabbisogno energetico e di trasmittanza termica da rispettare -
dal 1° gennaio 2008 e dal 1° gennaio 2010 - per accedere alla detrazione del 55% per gli interventi di “riqualificazioneglobale” e per quelli relativi alle strutture opache verticali, orizzontali e alle finestre.
Il DM 7 aprile 2008, intervenendo sul precedente DM 19 febbraio 2007, ha aggiornato al 2010 le disposizioni, in
attuazione della Finanziaria 2008, e ha apportato alcune modifiche ai requisiti da rispettare per fruire delle detrazioni.Ha disposto che gli interventi realizzati a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2008 devono averel’indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale e la trasmittanza termica non superiori ai valoridefiniti dal DM 11 marzo 2008; ha introdotto la scheda informativa per interventi di sostituzione di finestrecomprensive di infissi in singole unità immobiliari e l’installazione di pannelli solari, e la procedura semplificata per ladeterminazione dell’indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale dell’edificio.
La Legge n. 2 del 28 gennaio 2009, di conversione del DL 185/2008 anticrisi, ha introdotto l’obbligo di inviare apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate; per le spese sostenute a decorrere dal 1° gennaio 2009 la detrazionedall'imposta lorda deve essere ripartita in cinque rate annuali di pari importo.
Il Provvedimento del 6 maggio 2009 dell’Agenzia delle Entrate ha disciplinato i termini e le modalità per l’invio della
comunicazione (introdotta dal DL 185/2008) da inviare per lavori che proseguono oltre il periodo d’imposta, qualora lespese siano state sostenute a cavallo di più di un periodo d’imposta.
L’articolo 31, comma 1, della Legge 99/2009, entrata in vigore il 15 agosto 2009, ha eliminato l’obbligo di redigere
l’attestato di qualificazione energetica per usufruire della detrazione del 55% per la sostituzione di impianti termici concaldaie a condensazione, pompe di calore o impianti geotermici, prevista dal comma 347 della Finanziaria 2007.
Il DM 6 agosto 2009, in vigore dall'11 ottobre 2009, ha semplificato le procedure e ridotto gli adempimenti
amministrativi a carico dei contribuenti. Tra le altre cose, l’asseverazione di un tecnico abilitato può essere
esplicitata nella relazione attestante la rispondenza alle prescrizioni per il contenimento del consumo di energia degli edifici erelativi impianti termici, prevista dall'art. 28, comma 1, della legge 10/1991.
Con il provvedimento del 21 dicembre 2009, l’Agenzia delle Entrate ha approvato le specifiche tecniche per la
trasmissione della comunicazione telematica relativa ai lavori che proseguono oltre il periodo d’imposta. Il servizio diinvio telematico della comunicazione è attivo dal 4 gennaio 2010.Il
DM 26 gennaio 2010, aggiornando il DM 11 marzo 2008, ha modificato i limiti di trasmittanza termica dei serramenti
necessari, dal 2010, per accedere alle detrazioni fiscali del 55%.
Il DL 78/2010 "Misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e la competitività economica", convertito nella Legge n. 122 del 30 luglio 2010, ha introdotto, a decorrere dal 1° luglio 2010, una ritenuta d’acconto del 10% sui bonifici versati dai clienti che usufruiscono della detrazione alle imprese che hanno realizzato gli interventi.
Il DL n. 98 del 6 luglio 2011 “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”, convertito nella Legge n. 111 del 15 luglio 2011, ha ridotto dal 10% al 4% la ritenuta d’acconto.
La Legge di Stabilità per il 2011 (ex Legge Finanziaria) Legge n. 220 del 13 dicembre 2010, ha prorogato fino al 31
dicembre 2011 la detrazione del 55%, e ha portato da cinque a dieci anni il periodo di detrazione delle spese.
La Legge n. 214 del 22 dicembre 2011 (Manovra Salva Italia) ha prorogato la detrazione del 55% fino al 31 dicembre 2012  alle attuali condizioni e ha aggiunto agli interventi agevolabili la sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria.
Il DL n. 83 del 22 giugno 2012 “Misure urgenti per la crescita del Paese”, convertito nella Legge n. 134 del 7 agosto
2012, ha prorogato la detrazione del 55% fino al 30 giugno 2013.
Il DL n. 63 del 4 giugno 2013 “Disposizioni urgenti per il recepimento della Direttiva 2010/31/UE, sulla prestazione
energetica nell'edilizia, nonchè altre disposizioni in materia di coesione sociale”, ha innalzato la precentuale didetrazione dal 55% al 65% e ha prorogato l’agevolazione al 31 dicembre 2013 per i privati,
e al 30 giugno 2014 perinterventi sulle parti comuni dei condomìni o su tutte le unità immobiliari del condominio.
2. EDIFICI INTERESSATI
L’agevolazione per la riqualificazione energetica - a differenza di quella per le ristrutturazioni, riservata ai soli edifici residenziali - interessa i fabbricati esistenti di tutte le categorie catastali (anche rurali) compresi quelli strumentali. Sono esclusi quindi gli interventi effettuati durante la costruzione dell’immobile. Per tutti gli interventi agevolabili, esclusa l’installazione dei pannelli solari, l'edificio deve essere già dotato di impianto diriscaldamento, anche negli ambienti interessati dall’intervento. In caso di ristrutturazioni con demolizione e ricostruzione, si può usufruire della detrazione solo nel caso di fedele ricostruzione; sono, quindi, esclusi gli interventi di ampliamento.
Casi particolari
Gli interventi di riqualificazione energeticarealizzati da un’impresa di costruzione sugliimmobili merce
non possono beneficiare della detrazione del 55% (ora 65%) (Risoluzione 303/Edel 15 luglio 2008 dell’Agenzia delle Entrate).Una Società proprietaria di immobili dati in locazione non può beneficiare della detrazione Irpef del 55% (ora 65%) (Risoluzione 340/E del 1°agosto 2008 dell’Agenzia delle Entrate).
3. SOGGETTI BENEFICIARI
Possono usufruire dell’agevolazione tutti i contribuenti che sostengono - fino al 31 dicembre 2013 per i privati, e fino al 30 giugno 2014 per interventi sulle parti comuni dei condomìni o su tutte le unità immobiliari del condominio - spese per l’esecuzione degli interventi su edifici esistenti, su loro parti o su unità immobiliari esistenti posseduti o detenuti.
In particolare, sono ammessi all’agevolazione: le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni; i contribuenti che conseguono reddito d’impresa (persone fisiche, società di persone, società di capitali); le associazioni tra professionisti; gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale.
 
Attenzione
I Comuni, non essendo soggetti passivi di Ires,non possono usufruire della detrazione del 55%(ora 65%) (Risoluzione 33/E del 5/02/2008dell’Agenzia delle Entrate).
Tra le persone fisiche, possono fruire dell’agevolazione anche: ititolari di un diritto reale sull’immobile; i condomini, per gliinterventi sulle parti comuni condominiali; gli inquilini; chidetiene l’immobile in comodato. Sono ammessi a fruire della detrazione anche i familiari (coniuge, parenti entro il terzo gradoe affini entro il secondo grado), conviventi con il possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento, chesostengono le spese per la realizzazione dei lavori eseguiti sugli immobili nei quali può esplicarsi la convivenza.
4. INTERVENTI AGEVOLATI E REQUISITI DARISPETTARE
a. Interventi di riqualificazione globale su edifici esistenti (comma 344)
È detraibile il 65% delle spese sostenute per qualsiasi intervento, o insieme di interventi, che consentano di conseguireun fabbisogno annuo di energia per la climatizzazione invernale non superiore ai valori riportati nelle tabelle di cuiall’Allegato A del DM 11 marzo 2008 (
come modificato dal DM 26 gennaio 2010).
L’indice di fabbisogno energetico da conseguire deve essere riferitoall’intero edificio e non alle singole unità che lo compongono(Risoluzione 36/E del 31 maggio 2007 dell’Agenzia delle Entrate).
La detrazione spettante per i lavori di riqualificazione globale nonpotrà cumularsi con quella relativa ai singoli interventi. Solo in casodi interventi per la climatizzazione invernale e contestualeinstallazione di pannelli solari, quest’ultima detrazione puòaggiungersi a quella per la riqualificazione globale.
Casi particolari
La detrazione si applica alla sostituzione deiportoni di ingresso
, a condizione che sia certificato che il portone da sostituire presentale caratteristiche proprie di una finestra o diuna porta-finestra e consenta il conseguimentodegli indici di risparmio energetico richiesti perle strutture opache (Risoluzione 475/E del9/12/2008 Agenzia delle Entrate).
Non è agevolabile invece la sostituzione dellaporta del box auto  adiacente all’abitazione;
Condizione indispensabile per accedere al bonusè che il locale sia riscaldato (Faq 33 Enea).
I lavori di ampliamento, demolizione ericostruzione previsti dal Piano Casa e rientranti nella disciplina delle ristrutturazioni possonousufruire della detrazione del 55% (ora 65%)(Risoluzione 4/E del 4 gennaio 2011 Agenziadelle Entrate).
b. Interventi sugli involucri degli edifici (strutture opache e infissi) - (comma 345)
È detraibile il 65% delle spese sostenute per interventi sull’involucro dell’edificio, riguardanti le strutture opache verticali, le strutture opache orizzontali (coperture e pavimenti) e le finestre, comprensive di infissi, delimitanti il volume riscaldato, verso l’esterno e verso vani non riscaldati, che consentano di ottenere una riduzione dellatrasmittanza termica U, in base ai valori indicati nella tabella di cui all’Allegato B del DM 11 marzo 2008 (
come Modificata dal DM 26 gennaio 2010).
Le spese detraibili sono quelle per: fornitura e posa in opera di materiale coibente sulle pareti esterne e di materialiper migliorare le caratteristiche termiche delle strutture esistenti; fornitura e posa in opera di nuove finestrecomprensive di infissi; integrazioni e sostituzioni dei componenti vetrati esistenti e di componenti accessorie (scuri epersiane); demolizione e ricostruzione degli elementi costruttivi.Per i soli edifici ubicati nella zone climatiche C, D, E e F, i valori della trasmittanza U delle chiusure apribili e assimilabili,quali porte, finestre e vetrine anche se non apribili, comprensive degli infissi, considerando le parti trasparenti e/oopache che le compongono, che delimitano l'edificio verso l'esterno o verso locali non riscaldati, devono rispettare ilimiti massimi riportati nella tabella 4.a, di cui all'art. 4, comma 4, lettera c), del DPR 2 aprile 2009, n. 59.
Per il calcolo dell'indice di prestazione energetica dell'edificio per la climatizzazione invernale e delle trasmittanze degli elementicostituenti l'involucro edilizio, le metodologie di calcolo da utilizzare sono quelle indicate all'art. 3 del DPR 2 aprile 2009, n. 59.
Ai medesimi fini, l'utilizzo dello schema di procedura semplificataper la determinazione dell'indice di prestazione energetica per laclimatizzazione invernale dell'edificio di cui all'allegato G al DM 7aprile 2008 è equivalente all'analogo
schema di prprocedurasemplificata riportato all'allegato 2 al DM 26 giugno 2009.c.
Casi particolari
Nel caso di una sostituzione di infissi presso un’abitazione data in locazione, la detrazionefiscale del 55% (ora 65%) spetta sia alproprietario che all’inquilino, in proporzionealla spesa sostenuta per l’intervento (Circolare38/E del 23/06/2010 Agenzia delle Entrate).
c. Installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda (comma 346)
È detraibile il 65% delle spese sostenute per l’installazione di
pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero ecura, istituti scolastici e università.Le spese detraibili sono quelle per: fornitura e posa in opera di tutte le apparecchiature e delle opere idrauliche emurarie per la realizzazione di impianti solari termici collegati alle utenze, anche in integrazione con impianti diriscaldamento. Ai fini dell’asseverazione dell’intervento è necessario che i pannelli siano conformi alle norme UNI EN12975 o UNI EN 12976, certificati da un organismo di un Paese dell’Unione Europea e della Svizzera. Devono inoltreavere un termine minimo di garanzia (5 anni per pannelli e i bollitori e in 2 anni per accessori e i componenti tecnici).
Per i pannelli realizzati in autocostruzione non è più necessaria la certificazione di qualità relativa alle strisce
assorbenti (DM 26 ottobre 2007, che ha modificato l’art. 8, comma 2, del DM 19 febbraio 2007). Il DM 6 agosto 2009elimina l’obbligo di produrre la certificazione di qualità anche per il vetro solare.Per le spese di installazione di pannelli solari, non è più obbligatorio redigere l’attestato di certificazione oqualificazione energetica (art. 1, c. 24, lettera c), Legge 244/2007).
d. Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale (comma 347)
Sono detraibili le spese sostenute per la sostituzione integrale o parziale di impianti di climatizzazione invernaleesistenti con impianti dotati di
caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione.
NON SONO PIÙ DETRAIBILI le spese sostenute per la sostituzione di impianti di riscaldamento con pompe di calore ad alta efficienza  e impianti geotermici a bassa entalpia e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione.
Per questi interventi è possibile ususfruire del Conto Termico (Decreto Ministeriale 28/12/2012).
I sistemi termodinamici a concentrazione solare per la produzione di energia termica, convertibile anche in energia elettrica, usufruiscono della detrazione del 65%, perché assimilabili ai pannelli solari. Le modalità con cui calcolare la detrazione variano però in base alle caratteristiche degli impianti (Risoluzione 12/E del 7 febbraio 2011 dell’Agenziadelle Entrate).
 
5. TETTI MASSIMI DELLE DETRAZIONI
 
Il limite massimo della detrazione varia a seconda della tipologia dell’intervento.
 
Tipologia di intervento                                                   Tetto massimo della detrazione
 
Riqualificazione energetica globale (comma 344)                  100.000 euro (65% di 153.846,15 euro)
 
Interventi sull’involucro di edifici esistenti, riguardanti
strutture opacheorizzontali, verticali, finestre comprensive
di infissi (comma 345)                                                               60.000 euro (65% di 92.307,69 euro)
 
Installazione di pannelli solari per la produzione
 di acqua calda (comma346)                                                      60.000 euro (65% di 92.307,69 euro)
 
Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale,
integrale o parziale,con impianti dotati di caldaie a
condensazione (comma 347)                                                    30.000 euro (65% di 46.153,84 euro)
 
Sono detraibili sia i costi per le opere edili connesse agli interventi, che quelli per le prestazioni professionali necessarie sia per l’acquisizione della certificazione energetica richiesta per fruire del beneficio che per la realizzazionedegli interventi stessi.Il tetto di 60.000 euro relativo alla sostituzione degli infissi è riferito a ciascun fabbricato, anche se esso non costituisceuna autonoma entità catastale (Risoluzione n. 365/E del 12 dicembre 2007 dell’Agenzia delle Entrate).

DETRAZIONE 50% RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE

Posted on July 5, 2013 at 5:37 PM Comments comments (115)
Chi sostiene spese per i lavori di ristrutturazione edilizia può fruire della detrazione d’imposta Irpef pari al 36%. Per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2013, la detrazione Irpef sale al 50% e si calcola su un limite massimo di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare.
Attenzione: il decreto legge del 4 giugno 2013 (che ha prorogato fino al 31 dicembre 2013 la detrazione nella misura del 50%) ha riconosciuto la stessa detrazione del 50% anche sulle spese per l'acquisto di mobili destinati all'arredamento dell'immobile ristrutturato. L'agevolazione, da ripartire in 10 quote annuali di pari importo, va calcolata su un importo massimo di 10.000 euro.
Per le prestazioni di servizi relative agli interventi di recupero edilizio, di manutenzione ordinaria e straordinaria, realizzati sugli immobili a prevalente destinazione abitativa privata, si applica l’aliquota Iva agevolata del 10%.
Condizioni per chiedere la detrazione
Le principali condizioni per fruire dell’agevolazione sono:
  • il limite massimo di spesa sul quale calcolare la detrazione è di 48.000 euro per unità immobiliare (96.000 euro per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2013)
  • la detrazione deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo.
L’obbligo di indicare in fattura il costo della manodopera è stato soppresso dal decreto legge n. 70 del 13 maggio 2011.
Attenzione
La detrazione spetta anche per l’acquisto di immobili ristrutturati da imprese di costruzione o ristrutturazione o da cooperative.
I lavori per i quali spettano le agevolazioni fiscali sono quelli elencati nell’articolo 3 del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, approvato con Dpr 6 giugno 2001, n. 380 - pdf e successive modificazioni.
In particolare, la detrazione Irpef riguarda le spese sostenute per eseguire gli interventi di manutenzione straordinaria, le opere di restauro e risanamento conservativo e i lavori di ristrutturazione edilizia per i singoli appartamenti e per gli immobili condominiali.Gli interventi di manutenzione ordinaria danno diritto alla detrazione Irpef solo se riguardano le parti comuni di edifici residenziali.La detrazione spetta, inoltre, per:
  • l’eliminazione delle barriere architettoniche, aventi a oggetto ascensori e montacarichi (ad esempio, la realizzazione di un elevatore esterno all’abitazione)
  • la realizzazione di ogni strumento che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, sia adatto a favorire la mobilità interna ed esterna all’abitazione per le persone portatrici di handicap gravi (articolo 3, comma 3, della L. 104/1992)
  • l’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi
  • l’esecuzione di opere volte a evitare gli infortuni domestici
  • le spese sostenute per la ricostruzione o il ripristino di un immobile danneggiato a seguito di «eventi calamitosi» (previa dichiarazione dello stato di emergenza).
A chi spetta
Possono beneficiare dell’agevolazione non solo i proprietari o i titolari di diritti reali sugli immobili per i quali si effettuano i lavori e che ne sostengono le spese, ma anche l'inquilino o il comodatario. In particolare, hanno diritto alla detrazione:
  • il proprietario o il nudo proprietario
  • il titolare di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie)
  • l’inquilino o il comodatario
  • i soci di cooperative divise e indivise
  • i soci delle società semplici
  • gli imprenditori individuali, solo per gli immobili che non rientrano fra quelli strumentali o merce.
La detrazione spetta anche al familiare (coniuge, parenti entro il terzo grado, affini entro il secondo grado) convivente del possessore o detentore dell’immobile, purché sostenga le spese e le fatture e i bonifici risultino intestati a lui. L’agevolazione spetta anche se le abilitazioni comunali sono intestate al proprietario dell’immobile e non al familiare che beneficia della detrazione.La condizione di convivente o comodatario deve sussistere al momento dell’invio della comunicazione di inizio lavori.Per coloro che acquistano un immobile sul quale sono stati effettuati interventi che beneficiano della detrazione, le quote residue del "bonus" si trasferiscono automaticamente, a meno che non intervenga accordo diverso tra le parti.Ha diritto alla detrazione anche chi esegue i lavori in proprio, soltanto, però, per le spese di acquisto dei materiali utilizzati.
Come e quando
Per usufruire della detrazione, è necessario:
  1. inviare, quando prevista, all'Azienda sanitaria locale competente per territorio, prima di iniziare i lavori, una comunicazione con raccomandata A.R., tranne nei casi in cui le norme sulle condizioni di sicurezza nei cantieri non prevedono l’obbligo della notifica preliminare alla Asl
  2. pagare le spese detraibili tramite bonifico bancario o postale, da cui devono risultare la causale del versamento, il codice fiscale del soggetto che paga e il codice fiscale o numero di partita Iva del beneficiario del pagamento.
Per usufruire della detrazione è sufficiente indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell'immobile e, se i lavori sono effettuati dal detentore, gli estremi di registrazione dell'atto che ne costituisce titolo e gli altri dati richiesti per il controllo della detrazione.L'obbligo dell'invio della comunicazione di inizio lavori è stato soppresso, infatti, dal decreto legge n° 70 del 13 maggio 2011.Occorre, inoltre, conservare ed esibire a richiesta degli uffici i seguenti documenti (provvedimento del 02/11/2011 - pdf):
  • le abilitazioni amministrative in relazione alla tipologia di lavori da realizzare (concessione, autorizzazione o comunicazione di inizio lavori). Se queste abilitazioni non sono previste è sufficiente una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui deve essere indicata la data di inizio dei lavori e attestare che gli interventi di ristrutturazione edilizia posti in essere rientrano tra quelli agevolabili
  • domanda di accatastamento per gli immobili non ancora censiti
  • ricevute di pagamento dell’Ici, se dovuta
  • delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori e tabella millesimale di ripartizione delle spese per gli interventi riguardanti parti comuni di edifici residenziali
  • in caso di lavori effettuati dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi, dichiarazione di consenso del possessore all'esecuzione dei lavori
  • comunicazione preventiva contenente la data di inizio dei lavori da inviare all’Azienda sanitaria locale, se obbligatoria secondo le disposizioni in materia di sicurezza dei cantieri
  • fatture e ricevute fiscali relative alle spese effettivamente sostenute
  • ricevute dei bonifici di pagamento.
Normativa e prassi

Articolo 16 bis del Testo unico delle imposte dirette 917/1986 - pdf- Detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici  Dpr n. 380 del 6 giugno 2001 - pdf- Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia
Articolo 11 del Dl 83/2012 - pdf- Detrazioni per interventi di ristrutturazione e di efficientamento energetico
Articolo 16 del Dl 63/2013 - pdf - Proroga delle detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia e per l'acquisto di mobili
 
Attenzione: gli articoli di leggi, decreti, decreti legislativi, ecc. potrebbero essere stati modificati da successivi interventi normativi.
 
Provvedimento del 17/03/2006 - pdf - Approvazione del modello di comunicazione di inizio lavori di ristrutturazione edilizia per fruire della detrazione d'imposta ai fini Irpef, previsto dall'articolo 1 del decreto interministeriale 18 febbraio 1998, n. 41 (Gazzetta Ufficiale n° 70 del 24/03/2006)
Provvedimento del 02/11/11 - pdf - Documentazione da conservare ed esibire a richiesta degli Uffici dell’Agenzia delle Entrate, ai sensi dell’art. 1, comma 1, lett. a), del Decreto Interministeriale 18 febbraio 1998, n. 41 come sostituito dall’art. 7 , comma 2, lett. q) del Decreto Legge 13 maggio 2011, n° 70 (Pubblicato il 03/11/11) aPrassi
Risoluzione n. 55 del 07/06/12 - pdf - Interpello ai sensi dell’articolo 11 della legge n. 212 del 2000 – Agevolazione del 36% - Incompletezza dei dati del bonifico ai fini della ritenuta d’acconto - Articolo 25 decreto legge n. 78 del 2010 (Pubblicata il 07/06/12)

LEGGI E REGOLAMENTI

Posted on March 10, 2013 at 6:10 PM Comments comments (9)
 
 
PER INFORMAZIONI E PREVENTIVI DI PRATICHE PER AUTORIZZAZIONE ALL'INSTALLAZIONE DI INSEGNE CONTATTACI
 
PER APPROFONDIRE VISITA LA SEZIONE  INSEGNE 
 
 
Leggi e regolamenti COMUNE DI MILANO
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Introduzione
 
In questa pagina è possibile trovare la normativa di riferimentoper l'esercizio della Pubblicità e per l'applicazione della relativa Imposta(ICP) nel territorio del Comune di Milano.
Le principali fonti normative di riferimento sono: il decreto legislativo507/1993, il Regolamento sulla Pubblicità e, per l'installazione di alcunecategorie di mezzi pubblicitari, anche le disposizioni del Codice della Stradae relativo Regolamento di attuazione.
 
La normativa generalmente applicabile alla materia èriconducibile a:
 
  • decreto legislativo 507/1993;
  • Regolamento comunale sulla pubblicità;(Originariamente approvato con deliberazione di Consiglio Comunale n. 241 del 27/06/1994 e successivamente modificato ed integrato);
  • circolare n. 3/DPF (Chiarimenti in ordine alle disposizioni relative all’imposta comunale sulla pubblicità ed al canone per l’installazione dei mezzi pubblicitari introdotte dalla legge 24 aprile 2002, n. 75, di conversione del d. l. 22 febbraio 2002, n. 13, emessi dal Ministero dell'Economia e delle Finanze);
  • legge dell'08/05/1998, n. 146(Disposizioni per la semplificazione e la razionalizzazione del sistema tributario e per il funzionamento dell'Amministrazione finanziaria, nonché disposizioni varie di carattere finanziario);
  • circolare del 17/03/1994, n. 10 (Chiarimenti sulle modalità di Applicazione sanciti nel Decreto legislativo 15 novembre 1993 n. 507 - Imposta comunale sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni);
  • decreto legge del 22/02/2002 n. 13(Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità degli enti locali);
  • regolamento per la gestione dei rifiuti urbani ed assimilati e la tutela del decoro e dell'igiene ambientale (Originariamente approvato con deliberazione di Consiglio Comunale n. 118 del 6/11/2000 e successivamente modificato ed integrato);
  • regolamento COSAP;
  • elenco delle vie in categoria speciale;
 
 
 
 
 
Imposta Comunale sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni
 
In questo caso i riferimenti sono:
 
  • decreto legislativo 507/1993;
  • Regolamento comunale sulla pubblicità;(Originariamente approvato con deliberazione di Consiglio Comunale n. 241 del 27/06/1994 e successivamente modificato ed integrato);
  • circolare n. 3/DPF (Chiarimenti in ordine alle disposizioni relative all’imposta comunale sulla pubblicità ed al canone per l’installazione dei mezzi pubblicitari introdotte dalla legge 24 aprile 2002, n. 75, di conversione del d. l. 22 febbraio 2002, n. 13, emessi dal Ministero dell'Economia e delle Finanze);
  • legge dell'08/05/1998, n. 146(Disposizioni per la semplificazione e la razionalizzazione del sistema tributario e per il funzionamento dell'Amministrazione finanziaria, nonché disposizioni varie di carattere finanziario);
  • circolare del 17/03/1994, n. 10 (Chiarimenti sulle modalità di Applicazione sanciti nel Decreto legislativo 15 novembre 1993 n. 507 - Imposta comunale sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni);
  • decreto legge del 22/02/2002 n. 13(Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità degli enti locali);
  • regolamento per la gestione dei rifiuti urbani ed assimilati e la tutela del decoro e dell'igiene ambientale (Originariamente approvato con deliberazione di Consiglio Comunale n. 118 del 6/11/2000 e successivamente modificato ed integrato);
  • regolamento COSAP;
  • elenco delle vie in categoria speciale.
 
E' opportuno prendere visione delle pagine dedicateall'imposta sulla pubblicità ed al COSAP nello spazio "informazioni\pagare tasse e tributi"
 
 
 
Pubblicità di durata triennale - articolo 3.1 Piano Generale degli Impianti
 
In questo caso i riferimenti sono:
 
  • decreto legislativo 507/1993;
  • Regolamento comunale sulla pubblicità;(Originariamente approvato con deliberazione di Consiglio Comunale n. 241 del 27/06/1994 e successivamente modificato ed integrato);
 
Possibile anche, in alcuni casi, l'applicazione del
 
  • codice della strada e relativo regolamento di attuazione;
 
 
 
Pubblicitànon superiore a tre mesi - articolo 3.2 Piano Generale degli Impianti
 
In questo caso i riferimenti sono:
 
  • decreto legislativo 507/1993;
  • Regolamento comunale sulla pubblicità;(Originariamente approvato con deliberazione di Consiglio Comunale n. 241 del 27/06/1994 e successivamente modificato ed integrato);
 
Possibile anche, in alcuni casi, l'applicazione del
 
  • codice della strada e relativo regolamento di attuazione
 
 
 
Insegne di esercizio
 
La normativa di riferimento per le insegne è la seguente:
 
  • decreto legislativo 507/1993;
  • Regolamento comunale sulla pubblicità;(Originariamente approvato con deliberazione di Consiglio Comunale n. 241 del 27/06/1994 e successivamente modificato ed integrato);
 
Per determinate tipologie di insegna quali, ad esempio, le insegne"a bandiera" il riferimento è anche a:
 
  • codice della strada e relativo regolamento di attuazione
 
 
 
Manifestie pubbliche affissioni
 
In questo caso i riferimenti sono:
 
  • decreto legislativo 507/1993;
  • Regolamento comunale sulla pubblicità;(Originariamente approvato con deliberazione di Consiglio Comunale n. 241 del 27/06/1994 e successivamente modificato ed integrato);
 
 
 
Limitazioni previste dal Codice della Strada
 
La disciplina delle limitazioni alla pubblicità sulle strade esui veicoli è contenuta nell'articolo 23 comma 2 del Codice della Strada dlgs30/04/92 n. 285 e nel regolamento di attuazione del Codice stesso.
E' vietata, in genere, l'apposizione di scritte o insegne pubblicitari e luminose sui veicoli.
E' consentita quella di scritte o insegne pubblicitarie rifrangenti, purché siaescluso ogni rischio di abbagliamento o distrazione nella guida per iconducenti di altri veicoli.
All'articolo 57 del dpr del 16/12/92 n. 495, si stabilisce che l'apposizionesui veicoli di pubblicità non luminosa è consentita unicamente se noneffettuata per conto terzi, a titolo non oneroso e se realizzata con sporgenzenon superiori a 3 centimetri rispetto alla superficie del veicolo.
 
 
 
Il Piano generale degli impianti ed il nuovo Regolamento
 
Dopo aver approvato, nel luglio del 2008, il nuovo Regolamentosulla pubblicità, innovando dopo quindici anni questo importante strumentonormativo, il Comune di Milano ha approvato, nel mese di ottobre dello stessoanno il Piano Generale degli Impianti Pubblicitari, completando in questo modoil quadro normativo relativo alla esposizione pubblicitaria in città.
 
Il nuovo Regolamento approvato nel 2008 ed entrato in vigore all'inizio del gennaio 2009, è stato successivamente modificato introducendoalcune importanti innovazioni.
 
In allegato è possibile trovare sia i vecchi Regolamenti del1994 e del 2009.
 
 
 
Allegati
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Approvato con Deliberazione del ConsiglioComunale n. 241 del 27 giugno 1994 e successivamente modificato e integrato.Abrogato | 182 Kb
 
 
Approvato dal CC con deliberazione 138/2008e successivamente modificato con deliberazione CC 272/2009 e sostituito daltesto approvato da quest'ultima | 402 Kb
 
 
 
 
 
 
Collegamenti
 
 
 
 
 
 

Oneri urbanizzazione, il Comune non può chiedere pagamenti aggiuntivi

Posted on March 7, 2013 at 5:05 PM Comments comments (8)
 
Oneri urbanizzazione, il Comune non può chiedere pagamenti aggiuntivi
 
Tar Lombardia: richiesta illegittima se il contributo è già stato corrisposto col rilascio del permesso di costruire
 
09/11/2010 - Il Comune non può chiedere oneri di urbanizzazione aggiuntivi al privato che ha già pagato il contributo di costruzione relativo a un edificio per il quale è stato rilasciato il permesso di costruire. Lo ha affermato il Tar Lombardia con la sentenza 4026/2010 del 12 ottobre scorso.
 
Il ricorso è stato presentato da una società proprietaria di un fabbricato industriale per far annullare un accordo intercomunale che imponeva l’accollo delle spese di urbanizzazione dell’area. In questa occasione la società aveva anche chiesto la restituzione del contributo versato a titolo concessorio.

I giudici del Tribunale Amministrativo hanno dichiarato l’illegittimità di un accordo convenzionale in base al quale il Comune obbliga il privato a pagare gli oneri dovuti per la realizzazione di infrastrutture come conseguenza della costruzione di opere per le quali è già stato versato il relativo contributo.

Secondo il Tar le prestazioni patrimoniali possono infatti essere imposte solo per legge. I Comuni, inoltre, non hanno la potestà di imporne altre rispetto a quelle stabilite dal legislatore.

Appurato ciò, il Tribunale ha quindi escluso qualunque forma di autonomia negoziale a favore degli enti locali.

La sentenza si è soffermata anche sulla natura giuridica degli accordi, ai quali può essere attribuita la natura privatistica di contratti o quella pubblicistica integrativa dei provvedimenti amministrativi.

Nel primo caso la Pubblica Amministrazione deve comunque utilizzare gli strumenti di diritto privato per perseguire l’interesse pubblico. Nel secondo caso, l’atto, inteso come espressione della titolarità del potere di imporre prestazioni, deve ritenersi nullo dal momento che alla PA non può essere attribuito tale potere.

Con questa pronuncia il Tar Lombardia si è posto in contrasto con quanto espresso dal Consiglio di Stato con la sentenza 4545/2010 del luglio scorso. Il CdS, che ha stabilito lavalidità del Prg di Roma, ha riconosciuto i contributi straordinari per le finalità perequative (Leggi Tutto).
 
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Distanze tra edifici, rilevanti tutti gli elementi costruttivi

Posted on March 7, 2013 at 5:03 PM Comments comments (28)
 
Distanze tra edifici, rilevanti tutti gli elementi costruttivi
 
CdS: non vanno computate le parti di dimensioni ridotte che non pregiudicano la sicurezza
 
29/11/2010 - Tutti glielementi costruttivi hanno rilievo per il calcolo delle distanze, indipendentemente dalla loro funzione. Lo ha affermato il Consiglio di Stato che, con la sentenza 7731/2010d el 2 novembre scorso, ha spiegato che per essere presi in considerazione glielementi devono presentare i caratteri di solidità, stabilità e immobilizzazione. A meno che le loro dimensioni non siano tanto modeste o puramente decorative da non compromettere la sicurezza, la salubrità e l’igienedell'edificio.
 
Il CdS ha specificato che in base al DM 1444/1968, la distanza di 10 metri tra le pareti finestrate di edifici antistanti deve essere calcolata in riferimento a ogni punto del fabbricato,non considerando solo le parti che si fronteggiano, a prescindere dal fatto che si trovino o meno in posizione parallela.

Per il computo delle distanze non devono essere tenuti in considerazione gli sporti, cioè mensole, lesene, risalti verticali delle parti con funzione decorativa, canalizzazioni di gronde e loro sostegni.Vanno invece tenute presenti le sporgenze di dimensioni maggiori, che possono essere destinate ad ampliare la parte utilizzabile per l'uso abitativo per l'intero fronte dell'edificio.

Secondo il CdS, poi, il DM 1444/1968 ha ilcarattere di norma primaria. Prevale e quindi sostituisce eventuali disposizioni contrarie contenute nelle norme tecniche di attuazione e nel regolamento edilizio.

La sentenza ha anche chiarito con maggiore certezza cosa si intende per volumi tecnici, destinati esclusivamente agli impianti necessari per l'utilizzo dell'abitazione e che non contribuiscono a formare volumetria perché non possono essere ubicati al suo interno.
Devono quindi essere computati nel volume dell’edificio soffitte, stenditoi e sottotetti.
 
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Cambio destinazione d’uso come opera abusiva

Posted on March 7, 2013 at 3:56 PM Comments comments (7)
Cambio destinazione d’uso come opera abusiva
Per il Consiglio di Stato le modalità di utilizzo delle lottizzazioni incidono sulla pianificazione del territorio
04/01/2011 - Può configurarsi come lottizzazione abusiva anche il cambio di destinazione d’uso. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con la sentenza 7150/2010, che ha condannato la trasformazione a residenza di un gruppo di edifici destinati a laboratorio in zona artigianale.
 
 
Nel caso esaminato dal CdS, l’amministrazione comunale aveva stipulato una convenzione con una società per la realizzazione di immobili in zona artigianale con destinazione laboratorio.

In seguito l’amministrazione aveva accertato che gli edifici erano stati trasformati in unità residenziali e sottoposti a una serie di varianti per consentire alcuni ampliamenti volumetrici. Aveva quindi dichiarato inefficace la convenzione e disposto l’acquisizione degli immobili.

In fase di giudizio sono state respinte le posizioni del proprietario, per il quale sarebbero stati realizzati solo alloggi per i custodi, compatibili quindi con la destinazione urbanistica della zona, già dotata di opere di urbanizzazione.

Il CdS ha giudicato irrilevante la presenza delle opere di urbanizzazione al momento della costruzione degli edifici, che non limitano la violazione dello strumento urbanistico.

I giudici hanno evidenziato che la destinazione incide sulla pianificazione del territorio perché può alterarne l’assetto complessivo.
 
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Cambi d’uso, sempre dovuti gli oneri di urbanizzazione

Posted on March 7, 2013 at 3:52 PM Comments comments (14)
Cambi d’uso, sempre dovuti gli oneri di urbanizzazione
Col maggior carico urbanistico deve essere pagata la differenza tra prima e seconda destinazione
12/12/2011 - Devono essere pagati gli oneri di urbanizzazione per il cambio di destinazione d’uso che, pur essendo effettuato senza nessuna opera edilizia, implica un aumento degli oneri sociali.
 
Si è espresso in questi termini il Consiglio di Stato che, con la sentenza 5539/2011, ha chiarito che bisogna pagare la differenza tra gli oneri di urbanizzazione connessi alle due destinazione d’uso.

Il CdS è intervenuto nel caso sollevato da un Comune che, dopo aver rilevato un cambio di destinazione d’uso, aveva richiesto il pagamento degli oneri di urbanizzazione.

Il cittadino aveva però obiettato di non aver realizzato nessuna opera edilizia a fronte del cambio di destinazione.

Il Consiglio ha però ricordato che il contributo è dovuto per ogni trasformazione edilizia che, indipendentemente dalla costruzione di eventuali opere, produca vantaggi nell’utilizzo dell’immobile.

Il CdS ha aggiunto che il cambiamento di destinazione d’uso tra due categorie funzionalmente autonome dal punto di vista urbanistico, determina un aumento del carico urbanistico e degli oneri sociali. È necessario quindi pagare il contributo concessorio, che deve comprendere anche il costo di costruzione.
 
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Ok definitivo alla riforma del condominio

Posted on March 7, 2013 at 3:48 PM Comments comments (17)
 
Ok definitivo allariforma del condominio
 
Via a cambi d’uso delle parti comuni, innovazione e sostegnoalle rinnovabili, misure operative dopo sei mesi dalla pubblicazione
 
22/11/2012 - Cambi di destinazione d'uso nelle parti comuni, installazione di impianti alimentati darinnovabili, rimozione delle barriere architettoniche e partecipazione a progetti di recupero urbano e riqualificazione del patrimonio edilizio. Sono gli ambiti d'azione della riforma del condominio, approvata definitivamente dal Senato, che diventerà operativa dopo sei mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
 
Interventi nelle parti comuni
Secondo il testo approvato, per soddisfare esigenze di interesse condominiale, l’assemblea può modificare la destinazione d’uso delle parti comuni, con un numero di voti che rappresenti i quattro quinti dei partecipanti al condominio e i quattro quinti del valore dell’edificio.

Sono vietate le modificazioni delle destinazioni d’uso che possono mettere a rischio la stabilità o la sicurezza del fabbricato,ma anche alterarne il decoro architettonico.

Nel caso in cui le attività incidano negativamente sulle parti comuni, l’amministratore o i condomini possono diffidare l’esecutore e chiedere la convocazione dell’assemblea per far cessare la violazione. La decisione è presa secondo le modalità previste dall’articolo1136: se sono presenti i condomini che rappresentano un terzo dei millesimi condominiali è sufficiente il 50% dei voti più uno.

La legge specifica anche cosa si intende per parti comuni del condominio, cioè parti dell’edificio necessarie all’uso comune,come il suolo su cui sorge l’edificio, le fondazioni, i muri maestri, i pilastri e le travi portanti, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni di ingresso, i vestiboli, gli anditi, i portici, i cortili, le facciate, le aree destinate a parcheggio. Rientrano nel gruppo anche i locali per i servizi in comune, come la portineria, la lavanderia, gli stenditoi, le installazioni come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli impianti idrici e fognari e isistemi centralizzati di distribuzione e di trasmissione dell’energia.

Innovazioni e barriere architettoniche
Se sono presenti i condomini che rappresentano un terzo dei millesimi condominiali, con il 50% dei voti più uno si possono decidere innovazioni che incidono su diversi ambiti, come la sicurezza e la salubrità degli edifici e degli impianti, la rimozione delle barriere architettoniche, il contenimento del consumo energetico degli edifici e la realizzazione di parcheggi.

Impianti alimentati da fonti rinnovabili
Il testo consente l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili destinati al servizio di singoleunità del condominio sul lastrico solare, su superfici comune e sulle parti d iproprietà individuale dell’interessato. Qualora si rendano necessarie modificazioni delle parti comuni, l’interessato lo comunica all’amministratore. L’assemblea può quindi decidere di ripartire l’uso del lastrico solare e delle altre superfici comuni, salvaguardando le diverse forme di utilizzo in atto e previste dal regolamento.

Distacco da impianti centralizzati
Il singolo condomino può decidere di staccarsi dall’impianto centralizzato di riscaldamento o
di condizionamento a patto che dal suo distacco non derivino notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini. In tal caso dovrà continuare a contribuire al pagamento delle spese per la manutenzione straordinaria dell’impianto, per la sua conservazione e messa anorma.

Partecipazione a progetti di riqualificazione urbana
Per favorire il recupero del patrimonio edilizio esistente, la vivibilità urbana, la sicurezza e la sostenibilità ambientale della zona in cui il condominio è ubicato, l’assemblea può autorizzare l’amministratore a partecipare e collaborare a progetti, programmi e iniziative territoriali promossi dalle istituzioni locali o da soggetti privati qualificati implicanti opere di risanamento di parti comuni degli immobili, ma anche demolizione, ricostruzione e messa in sicurezza statica

Sito web
Su proposta dell’assemblea,l'amministratore è tenuto ad attivare un sito web del condominio, le cui spesesono a carico dei condomini, su cui sia possibile consultare i documentiprevisti dalla delibera assembleare.
 
 

Distanze minime, quando la deroga è possibile

Posted on March 7, 2013 at 3:45 PM Comments comments (10)
Distanze minime, quando la deroga è possibile
Cassazione: ok per superare le barriere architettoniche, ma senza rendere inservibili le parti comuni
19/09/2012 - Le deroghe alle distanze minime sono ammesse solo in alcuni casi, come quando servono all’installazione di un impianto utile al superamento delle barriere architettoniche presenti in un edificio.
 
 È questo l’orientamento della Corte di Cassazione, che con la sentenza 14096/2012 si è espressa sulla controversia sorta in un condominio per l’installazione di un ascensore nel cortile condominiale.

Contro la condomina che aveva effettuato l’intervento, altri tre condomini avevano presentato ricorso, contestando il mancato rispetto delle distanze minime dalle vedute degli altri proprietari.

Il Tribunale di primo grado aveva dato ragione alla proprietaria che aveva fatto installare l’ascensore, ritenendo che questo non ledesse il decoro architettonico dell’edificio, non alterasse la destinazione del cortile e fosse utile a migliorare l’abitabilità dell’edificio.

La pronuncia, seguita da un nuovo ricorso, ha portato la Corte d’Appello a conclusioni opposte, basate sul rispetto delle norme in materia di distanze minime. A detta della Corte d’Appello, inoltre, tra gli impianti indispensabili all’abitabilità degli edifici possono essere inclusi solo quelli della luce, dell’acqua e per il riscaldamento.

La situazione è stata nuovamente ribaltata dalla Cassazione, che ha ricordato come le deroghe alle norme sulle distanze minime siano consentite nel caso in cui siano utili al superamento delle barriere architettoniche. Nonostante ciò, la Cassazione ha affermato che è sempre obbligatorio il rispetto del Codice Civile, in base al quale le innovazioni e le nuove installazioni non possono rendere inservibili le parti comuni agli altri condomini.

Stando in questi limiti, quindi, a detta della Cassazione le deroghe sono possibili.
 
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